Una pseudo leggenda sulla Madonna di Oropa

Immaginiamo Linora nel dipinto Petite bergère, by William Bouguereau.jpg - Wikipedia

Chi legge oggidì i versi del poeta trentino Giovanni Prati? Nessuno, forse.

E chi li rammenta? Pochi. Semmai, i versi che sono rimasti nella memoria appartengono ai ricordi scolastici.
Ma in un vecchio volume si legge una leggenda in versi che riguarda Oropa, una pseudo leggenda, sulla Madonna d’Oropa: “La figlia di Fontanamora”.
La leggenda che il poeta narra non trae origine dalla voce del popolo, almeno da quanto io ho potuto appurare in varie località nei dintorni di Oropa; e nemmeno è ricordata in Val d’Aosta, ove anche ho indagato. Del resto, se fosse appartenuta al folklore di quest’ultima regione sarebbe stata certo raccolta da colui che può considerarsi il bardo delle mitiche e magiche vicende della Val d’Aosta, Jacob Christillin., e ricordata nel suo volume “leggende della valle dell Lys”.
Infine che la pseudo leggenda sia scaturita dalla fantasia Prati si avverte dal carattere meramente letterario, privo di quel senso genuino ed ingenuo, schietto ed efficace, talora asprigno e selvaggio, che è solitamente l’inconfondibile segno di tutto ciò che deriva da diretta fonte popolare.
Ascoltate:

Le vallate di Oropa – La pseudo leggenda di Oropa

Tra le querce e sui burroni
della pia Fontanamora
modulando le canzoni
alla tibia del pastor
flagellata il bruno fronte
dall’auretta del suo monte
la fantastica Linora
crescea bella come un fior

Piaceva alla giovinetta percorrere agilmente le asperità montane, armata d’arco, dar la caccia ai caprioli, o passeggiare nella selva sotto il raggio lunare. Ser Benigno della valle d’Andorno la scorse:

lunghe e vane a lei d’intorno
tese insidie e si crucciò

Egli era bruttissimo, zoppo e strabico: “Se potessi, con l’aiuto sia pur del diavolo, essere bello e ricco, forse Linoranon mi respingerebbe”, pensò.
L’invocato apparve: “Hai bisogno di me, illustre signore? SOno qui”
“Ho proprio bisogno di te messer Satanasso: se mi fai bello e ricco, onde io possa conquistare Linora:

pongo l’alma in tuo potere
tutto il meglio che ho di me

il patto tra il diavolo e ser Benigno – la pseudo leggenda di Oropa

Una sola parola, e il demonio lo trasformò in un giovane di forme perfette, il quale smise di “ranchettar”….inoltre:

Lo fè ricco; allegro in viso
colla borsa armata d’oro
salì al monte; ma fu irriso
dalla vergine fedel.
Vanne lunge! E’ mia ricchezza
una selva, un abituro
l’onde, i fior, l’acuta brezza
e i miei liberi desir…

“E bada che se non vai con le buone io posseggo un arco che non fallisce mai, intesi?”
D’improvviso Benigno strappò l’arco alla fanciulla che, terrorizzata, fuggì invocando la Madonna d’Oropa. Egli la seguì mentre sul suo cappello, quasi pegno del diabolico possesso, balenava una sulfurea fiammella. Ma (Oh, miracolo!) d’un tratto l’uomo si trasformò in bestia: dalla sua gola strepitò di belva un suon. Il trafugato arco, non appena ebbe sfiorato il suolo:

crebbe in cerro oscuro e forte
contra cui quel reo picchiando
la cervice e il piè brutal

Invaso da furiosa ira, più volte si spezzò il cranio e morì, imprecando al Re del Mal.
Il quale giunse trionfante e, sghignazzando, si caricò le spoglie del maledetto e se ne partì cantando:

Ser Benigno è preda nostra
e tu pur nell’ignea chiostra
scenderai, se non impazzo,
pia Linora, un altro dì

Infatti per la giovinetta incominciarono le tentazioni. Passeggiando nella sua cara selva, un bel cavaliere, nero vestito, le si presentò offrendole un magnifico anello di smeraldo: “Sono Ser Polluce” dichiarò “se accetti di diventare mia sposa, ti prendo in groppa al mio cavallo e ti porto in lontani e meravigliosi paesi dei quali sarai regina”. Linora invocò la Vergine d’Oropa e, d’un balzo per prodigio, raggiunse la cima di un alto faggio.

Là comparve un immortale
che a salvar la casta donna
un acciar di fuoco alzò

Immediatamente Ser Polluce si trasformò in un diabolico guerriero che ingaggiò battaglia con il Cherubino. Fu una lotta terribile alla quale anche la natura con schianti, sibili, boati, si rese partecipe. Sull’alto faggio Linora tremava da capo a piedi.

e il caval con l’altra zampa
batte il vertice ululando.
Poi divien tutta una vampa
sassi e quece a incenerir

Lucifero – La pseudo leggenda di Oropa

Poi il Cherubino ritenne opportuno por fine alla sovraumana tenzone:

sorridendo il capo altero
di Lucifero toccò

e il demonio folgorato precipitò con tonfo orrendo nel baratro roccioso che lo inghiottì.
Tutto fu subito un gorgheggiar di usignoli, osannanti al trionfo del bene sul male, un improvviso fiorir di rose sulla nuda pietra e

dell’Opera esultar l’acque
del Mucron plaudir le cime.

All’indomani Linora apparve alle compagne ed ai pastori circonfusa di luce e adorna di celestiale bellezza:

una perla aveva nel dito
una rosa aveva nel crin.

Di monte in monte, di balza in balza, di villaggio in villaggio si diffuse l’eco delle pie campane che suonavano d’allegrezza lodando la Madonna.
Così anche Giovanni prati offrì l’omaggio del suo cuore di poeta e di cristiano alla nera ma bella, castellana d’Oropa.

di
Virginia Majoli Faccio

“Sulle orme dei passati dì”

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