Il Mercante, i banditi e L’ Ave Maria di San Grato di Sordevolo

Boschi nei dintorni di Sordevolo
Boschi nei dintorni di Sordevolo

Notte d’autunno senza splendore di stelle era quella del mese di novembre dell’anno 1500. Un giovane mercante biellese e più precisamente di Sordevolo, percorreva a cavallo le allora impervie strade bergamasche.
L’uomo cavalcava tutto avvolto nel suo mantello, col cappello calato sugli occhi, prestando orecchi ad ogni rumore più o meno sospetto che provenisse da vicino o da lontano. Il vento, già presagio dell’inverno imminente, faceva ondeggiare i rami spogli degli alberi “come una battaglia di braccia mostruose a cento a cento, scotendone con rotti impeti, l’ossa” e veramente tali macabri schianti davano l’impressione di una tregenda di scheletri. E quando il vento taceva, perdendosi con lungo e sordo gemito a valle, tutto ripiombava in un silenzio denso di minaccia, interrotto appena, rasente l’erba ingiallita e tra le foglie cadute e secche, da rapidi frulli, da misteriosi aliare e talora in distanza, da improvvisi tonfi. Era tutta la notturna sinfonia fatta di silenzio e di occulti rumori che intercalava la furia degli elementi.
Non c’è come una serataccia buia e fredda trascorsa in solitudine, lontani da casa, per mettere nel cuore uno struggente desiderio del tepido focolare, della luce blanda della lampada domestica, del desco dovizioso o parco presso il quale è dolce sedersi in letizia, e, soprattutto e innanzi tutto, dei cari e noti volti dei nostri familiari. A tutto ciò pensava il mercante e specialmente alla sua vecchia mamma, al suo bimbo, alla giovanissima sposa. Questa sua struggente nostalgia gli cadeva dal cuore solo per lasciar posto ad un confuso terrore del quale sentiva il viscido serpeggiare nelle membra.

Campanile della chiesa di Sordevolo Biella
Campanile della chiesa di Sordevolo Biella

Notte d’autunno senza splendore di stelle, notte di malinconia, notte di presagi, di minaccia di pericoli. A voce bassa, quasi che lo smorzato suono delle sue parole lo rincuorasse, l’uomo si rivolgeva al suo cavallo, accarezzandogli il lungo collo sinuoso ricoperto dalla lucentezza morbida della criniera, avvertendo sotto la pelle dell’animale improvvisi e rapidi brividi, forse di terrore: “Che hai, vecchio mio, sei inquieto? Sei stanco? Forse era meglio sostare nel passato villaggio. E’ la prima volta che ci lasciamo sorprendere dalle tenebre, ma fatti coraggio: ancora pochi chilometri e poi siamo a Bergamo. Ti aspetta una tiepida stalla, un’abbondante razione di biada e della buona acqua fresca… Tutto domani e doman l’altro tu riposerai mentre io sbrigherò i miei affari in città, e poi, a brevi e comode tappe, torneremo a casa nostra, al nostro paese..”
Ma il cavallo diede un guizzo ed arretrò improvvisamente, fiutando l’aria infida, nitrendo e scalpitando. Quattro banditi col volto mascherato, armati fino ai denti, erano comparsi ad uno svolto, circondando il malcapitato: “Fuori il morto, se hai cara la pelle”. Per tutta risposta il mercante cercò di estrarre dalla sua guaina la micidiale “misericordia”, ma i quattro lo sbalzarono di sella, lo imbavagliarono e riducendolo facilmente all’impotenza si apprestavano a legarlo ad un albero. Uno di essi rischiarava la scena con la luce vacillante macabra, fumosa e graveolente di una torcia, trattenendo con l’altra mano per la cavezza il cavallo recalcitrante.
Il mercante si vide perduto. Si dice che quando la nostra ultima ora si appressa in modo violento e perciò nella pienezza di tutte le facoltà intellettuali e fisiche, appaia alla mente, colla balenante rapidità del pensiero, tutta la nostra vita passata, i luoghi noti e i cari volti dei nostri familiari. E’ la fantasmagoria della vita che ci sorride, pur straziandoci, prima di abbandonarci.
Così il mercante ebbe la visione del suo passato, del paese natìo, di sua madre, del bimbo, della dolce sposa, e in fine del Colle di San Grato sul quale in un giorno di sagra, egli aveva conosciuta la sua donna. A questo pensiero ebbe uno slancio disperato di fede: “San Grato salvatemi voi! Se vivo, vi prometto, tornato in paese, di far suonare ogni sera l’Ave Maria al vostro Santuario, per sempre, istituendo per questo un’apposito lascito..”
A questo punto l’avvenimento sconfina dalla realtà e si circonda di un’alone leggendario. Che accadde? In un fascio di luce siderea, alto, solenne, raggiante di maestà celestiale, apparve la figura di un giovane uomo materiato di spiritualità e, nello stesso tempo, poderoso e minaccioso di sacro furore, al pari di un arcangelo guerriero.
I quattro banditi lasciarono cadere i lacci e stramazzarono a terra sulla quale rimasero come tramortiti, invasi da un terrore indicibile, ed abbacinati dalla luce. Il mercante non perse tempo: si strappò il bavaglio e si slanciò al galoppo verso la città ove giunse sano e salvo.
Tornato in paese sciolse il voto e da quel tempo, dalla fine del 1500 sino ad oggi, il viandante che un poco dopo il tramonto percorre i paraggi del Santuario di San Grato, ode spandersi, in quell’ora soffusa di dolce malinconia che sta fra il giorno che non è ancora spento e la notte che non è pur anco scesa, l’armonia di tre rintocchi, di tre note ciascuno che dall’alto si diffondono nella purezza del cielo d’oro e di viola, e che scendono a valle come un monito di pace, di preghiera, di riposo.

Sordevolo - Biella
Sordevolo – Biella

Questa vicenda che ha offerto al popolo materia di leggenda è realmente accaduta. Narrò il signor Cleto Marcescotti, farmacista di Sordevolo, che nel secolo XVI un certo Ambrosetti, mercante sordevolese, si era recato a cavallo nel bergamasco, per acquistare della lana. Portava con sè, ben nascosto, l’oro per pagarla. Da lungo tempo era n cammino ed erano stanchi, cavallo e cavaliere. Un lumicino brillava in lontananza. Seguendo quella luce, l’Ambrosetti si trovò innanzi ad una locanda in aperta campagna. L’oste e gli stallieri subito accorsero a dargli il benvenuto. Ciò malgrado, il mercante sentì in cuore sorgere la diffidenza. Ma l’ora era tarda e risolvette, perciò, di pernottare colà. Raccomandò il cavallo alle cure degli stallieri non senza aver prima sfilato dalla sella, ponendole in tasca, due pistole. Consumata la cena salì nella stanza assegnatali. L’esame dell’ambiente lo rassicurò alquanto: sprangò la porta e, per ogni buona evenienza, si buttò sul letto senza svestirsi e togliersi gli stivali.
Spense la candela e si dispose ad abbandonarsi fra le braccia di Morfeo. Stava per pigliar sonno quando un lievissimo rumore sul soffitto proprio al di sopra del suo capo lo fece trasalire: “Crr Crr Crr” forse un topo? ..Il mercante alza lo sguardo e da una sottile apertura del soffitto in legno fra due travi, vede filtrare un filo di luce che illumina una pesante lama destinata a recidergli il collo.
L’Ambrosetti balza dal letto, afferra le pistole, si slancia nella stalla dove ha la gradita sorpresa di trovare il cavallo sellato. E’ stata una dimenticanza degli stallieri o una voluta distrazione di essi? Il mercante salta in sella e via di galoppo. I banditi, camuffati dabettolieri, lo inseguono a spron battuto e l’inseguito si raccomanda alle anime dei suoi morti, facendo promessa, se riesce a salvarsi, di provvedere che ogni sera, al tramonto, la campana di San Grato di Sordevolo chiami, con il suo suono, i viventi a pregare per i defunti.
Riuscì a fuggire ai briganti e tornato in patria, assolse al voto. Attorno a questo fatto la fantasia del popolo ha fatto sbocciare la leggenda con le visioni e i sovrumani interventi.

Virginia Majoli Faccio
da “Incantesimo della mezzanotte
Edizioni “Ieri e Oggi”

Sordevolo, giardini pubblici.
Sordevolo, giardini pubblici.

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