Camburzano, le leggende delle masche ed esorcismi

Leggende delle Masche a Camburzano
Leggende delle Masche a Camburzano

Le leggende delle masche sono sempre vive nel popolo, sebbene la odierna civiltà abbia in gran parte, per fortuna, spazzato via dalla mentalità popolare quelle pericolose credenze che rendevano feroce la gente contro coloro che erano sospetti di stregoneria. Ho detto in gran parte, e non a caso.

Ancora oggidì un residuo di queste superstizioni, come scrive il Delaunay nello studio citato, «persistono col loro carattere iniziale presso le popolazioni primitive: fumigazioni, abluzioni, scongiuri terrificanti ecc.». Del resto non soltanto nelle popolazioni primitive, ma anche nei nostri paesi civili, purtroppo, di questi esorcismi possiamo trovare una superstite traccia.

Una donna di Camburzano mi narrò con molta convinzione che tempo fa, e non sono molti anni, viveva nel suo paese una vecchia zitella che, vestale del diavolo, aveva il potere di fare il bene o il male al suo prossimo. Naturalmente intercorreva fra lei e Belzebù regolare contratto secondo il quale quest’ultimo si sarebbe impadronito della sua anima non appena essa fosse spirata.

La sua protetta aveva, però, l’abitudine di fare più sovente il male che il bene.

Essa, dunque, era una masca.

La donna di Camburzano mi avvertì che non si deve pronunciare impunemente il denominativo masca, altrimemi «ce la possono fare», intendendo con questo che le masche possono operare su di noi la «fattura» o sortilegio, ma che a quella parola dobbiamo far seguito con uno stravagante esorcismo, consistente nella frase, a seconda del giorno della settimana: «Oggi» ad esempio, “è venerdì, domani sabato». Un altro esorcismo per liberare una creatura «affatturata» consiste, mi rivelò, nel far bollire a mezzanotte in punto una ciocca di capelli dello stregato, se è uomo o donna, o un ciuffo di peli se si tratta di una bestia, unitamente a qualche oggetto che sia stato in stretta vicinanza all’essere «ammascato». Occorre altresì che una sola sia la persona che compie tale ufficio, che la cucina sia illuminata da una sola candela e che si abbia cura di tirare tutte le fessure. Così la masca, lontana, o vicina, sarà soffocata dal fumo che uscirà dalla pentola.

Le masche, leggende delle masche
Le masche, leggende delle masche

La zitella, dunque, che anni or sono viveva a Camburzano, e che godette tale triste fama, aveva questioni d’interessi con suo fratello dal quale viveva separata. In questo periodo una mucca di costui divenne inferocita: smise di lavorare, a chiunque l’avvicinasse sferrava calci; da essa non nascevano più vitelli, inaridita restava la fonte del latte. L’uomo allora si convinse che alla mucca «l’avevano fatta». E chi se non la sorella? Senz’altro ricorse agli esorcismi di rito. A mezzanotte in punto, mi narrava seriamente la donna di Camburzano, incominciò. Non appena la pentola nella quale bollivano nell’acqua i peli della bestia fece abbondante fumo, s’udì alla porta, al di fuori, la lamentevole voce di sua sorella: «Fratello, fratello che fai!».

Egli non rispose, perché si dice, che colui che risponde ad una masca mentre si svolgono i riti e scongiuri della liberazione ricade subito, e per sempre, in suo potere.

«Fratello per il bene che ci siamo voluti togli la pentola e spegni il fuoco».

La voce della masca cominciava ad esser roca. Lui zitto.

«Fratello, fratello, in nome di nostra madre che entrambi ci ha nutriti, togli la pentola e spegni il fuoco, ché il fumo mi soffoca, e prometto di non farti più alcun male…».

E lui zitto. Intanto continuava nella sua faccenda, alimentando il fuoco.

«Fratello, fratello caro (la voce della masca era semispenta), in nome del tuo Dio togli la pentola e spegni il fuoco, ché mi sento morire».

Allora l’affetto fraterno prevalse, e l’uomo tolse la pentola e spense il fuoco: così la masca visse.

La donna di Camburzano non mi seppe dire se in seguito colei rinunciasse alle sue malvage fatture. Strane fantasie queste, di schietto sapore folkloristico, che interessano pur facendo sorridere, ché pochi sono ormai, grazie a Dio, coloro che credono nelle masche sinistre, come nelle soavissime fate, ben sapendo che fra noi non vivono esseri dotati di potere soprannaturale, ma solo creature umanamente buone e, talora, ahimè! Umanamente cattive.

Virginia Majoli Faccio

Le leggende delle masche

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Edizioni “Ieri e Oggi”

Le leggende delle masche durante il sabba
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