La sagra della Madonna delle Grazie di Camburzano

Madonna delle Grazie di Camburzano
Madonna delle Grazie di Camburzano

La cappella della Madonna delle Grazie di Camburzano è situata su di uno sfondo di verzura a mezza costa della strada che conduce alla cosiddetta torre del Castello (in realtà si tratta di un ala dell’ antico Convento) e domina dall’ alto il ridente panorama del biellese occidentale.

Squisito è il refrigerio della brezza che di lassù si gode, e suadenti le diverse armonie, fuse in una sola, che essa suscita spirando tra foglia e foglia, diverse armonie a seconda della conformazione delle foglie: è uno stormire, un frusciare, un risuonar metallico, tutta la vibrazione di innumerevoli incomparabili invisibili cetre.

Lucenti, quasi di verde smalto, apparivano sotto alla carezza del sole, le fronde della imponente magnolia julia nel sottostante giardino della villa Ferraria: ivi una celebre artista lirica del secolo scorso spentasi a Pollone nel 1943, Cesira Ferrani, la prima e, come la definì Giacomo Puccini, insuperabile interprete della Manon, visse gli ultimi anni della sua solitaria vita popolata di grandi indimenticabili ricordi.

Il 14 settembre è per la cappella della Madonna delle Grazie giorno di sagra. Ho assistito una volta alla festa. La gente del paese giungeva con le sue offerte in natura che al termine dei vespri venivano messe all’incanto e trasformate in denaro per la cappella. Giungeva salendo l’agevole erta con quei passi lunghi e lenti di coloro che sono abituati ad ascendere, reggendo tra le braccia, quasi con un che di solenne e di ieratico, i cestelli di frutta e di verdura: non altrimenti biblici pastori dovevano recare i doni al piccolo Gesù. 

Torre del Castello di Camburzano. La leggenda della Madonna delle Grazie
Torre del Castello di Camburzano

Le offerte si accumulavano su di un tavolo all’ aperto richiamando l’aspetto di uno di quei tipici quadri, un poco di maniera, di natura morta: un coniglietto, ben vivo quello, sogguardava coi suoi lucidi occhi dai riflessi rossicci, fiutando l’aria, pavido del suo destino.

Solenne il liturgico canto risuonava nell’interno della cappella e si spandeva fuori nella chiarità di quel pomeriggio settembrino immerso in una blanda luce dorata e soffuso di suggestive morenti tonalità di antico pastello. Tra il fulgor dei ceri la Vergine, dipinta a fresco sopra l’altare, sorrideva mite e misericorde, reggendo tra le braccia il divino infante, alla folla prosternata nell’interno della cappella e, oltre alla porta spalancata, fuori sul sagrato.

Grande è la fiducia che la gente di Camburzano ripone in quella soavissima Madonna. Innanzi alla sua effige quasi sempre ardono i ceri accesi  o per raccomandare una povera anima affinché sia aiutata nel travaglio di una lunga agonia o per ottenere la guarigione di una persona cara.

A questo punto la fede si mescola, come spesso accade, alla superstizione: le contadine del luogo affermano che se il cero si spegne è certo segno che l’ inferma deve morire… così dice la gente del contado e noi ne sorridiamo.

Noi ne sorridiamo; ma, chissà.. forse anche qualche raffinata creatura di pensiero sarà salita talora alla cappella della Madonna delle Grazie ed avrà acceso un cero innanzi alla pia Madre e con le pupille attente, ed una profonda oscura pena chiusa nel cuore, avrà mirato, trepidante, il lieve oscillare di quella piccola fiamma.

Virginia Majoli Faccio
da “Insidia del Meriggio
Edizioni “Ieri e Oggi”

Camburzano. Il panorama dalla cappella della Madonna delle Grazie
Camburzano. Il panorama dalla cappella della Madonna delle Grazie

La leggenda della Madonna delle Grazie

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