Attenti alla cattiva ora, o Cattivora biellese

La cattiva ora di Ailoche e le sue miniere
La cattiva ora di Ailoche e le sue miniere

Il fondo delle acque è abitato da malvagi spiriti.

La gente del contrado di Cossato, ove ha origine questa leggenda, definisce una specie di genio malefico che si annida negli abissi col nome di Cattivora, degenerazione e crasi dialettale di Cattiva ora.
Ho trovato sovente, come ho dimostrato, fra leggende di varie regioni, e specialmente quelle prive di fondo storico, ma dotate unicamente di quella fantasiosità, volta a volta ridente o cupa, che il popolo, questo schietto cantore, sa dare alle sue creazioni una certa analogia. Perciò questa Cattivora che incuriosì la mia infanzia la trovai in seguito adombrata nelle Anguane donne delle acque che abitano il fondo dei laghi dolomitici, (le Anguane però non sono malefiche), nelle Aganis di Chiusa del Friuli, nel Der Braum (spirito urlante) e nell’ Eisene Huf (zoccolo di ferro) , geni malvagi che abitano le acque della Lys in Val d’Aosta, come ricorda Ferrero in Aosta la perla delle alpi ; nelle Vily della Russia e della Serbia, nelle Frenettes del Rodano, nei Tengu (e qui andiamo lontano…) del  Giappone, piccoli esseri malvagi che hanno aspetto tra canino e umano e che abitano, signori assoluti, laghi e stagni, eleggendo a loro dimore le acque più profonde.
Henry Fauconnier scrive in Malaisie che spiriti volanti e malefici, nelle notti di luna piena, quando tutto il cielo sembra acceso di magica luminosità, si sprigionano dalle acque, dalle piante e dalla profondità delle radici e si scatenano sulla Jungl, perchè questi spiriti “…cherchent partout. Leur foie est acide. Ils veulent faire du mal à ceux qui sont seules…“.

La cattiva ora biellese - le grotte
La cattiva ora biellese – le grotte

Anche la Cattivora biellese vuol fare del male a quelli che sono soli e non sanno ben vigilarsi. Anch’essa trova il suo nascondiglio nelle acque degli abissi profondi, nei torrenti, nei laghi, negli stagni, (le lame) nei pozzi casalinghi, e dentro le buche e vasche (tampe) che servono ad innaffiare orti e campi. Ora, era proprio presso ad una tampa che noi, che eravamo ancora bimbi, ci riunivamo per i nostri trastulli. La tampa ci attraeva; era bello gettarvi dentro dei grossi sassi, e terrorizzare le ranocchie che ci si crogiolavano al sole, e che all’improvviso tonfo scomparivano con impensata snellezza ed agilità nelle acque verdastre; era divertente vedere i larghi circoli concentrici che si increspavano alla superficie, ma meglio ancora era, di primavera, cogliere le viole che fiorivano al margine, scure e profumate perchè protette dall’ombra dei noccioli, e d’estate spingersi sino all’estremo limite del suo orl oe fare provvista di fragole accese come una bella bocca femminile. Perciò la tampa era il terrore delle mamme, delle nonne e di tutte le donne del vicinato, che avevano dei bimbi, come eravamo noi, un poco selvaggi, ed in eterna irriducibile libertà.

La cattiva ora - le acque
La cattiva ora – le acque

Così in quel tempo appresi la leggenda che sussiste ancora, non solo a Cossato, ma anche nei paraggi di Quaregna.

Non bisogna mai, – diceva la vecchia contadina che aveva un volto grinzoso ed arguto di buona maga –  non bisogna mai sostare presso le tampe o i pozzi e fissarne troppo a lungo l’acqua, poichè nel profondo e nel buio si nasconde una brutta bestiaccia che ha gli occhi che incantano quegli che persiste a guardarla, e, voglia o non voglia, costui è attirato dal mostro che si chiama Cattivora, in fondo
Alla fantasia di noi bimbi tale narrazione faceva una certa impressione e per qualche tempo stavamo lontani dalle acque, e ci piaceva parlare della “bestiaccia” sottovoce perchè non ci sentisse; e ad essa davamo l’aspetto di un mostro dagli occhi verdi.
Ma più tardi, fatti adulti, dismagati ormai da ogni fiaba, e da ogni superstizione, abbiamo potuto penetrare quel celato senso di umana e semplice filosofia che ogni leggenda, anche la più ingenua, racchiude.
Non bisogna perdersi a fissare troppo a lungo il profondo delle acque: c’è pericolo che taluno troppo stanco, o troppo disilluso, e privo del viatico della fede, possa scorgere nel buio di esse non gli occhi magnetici del mostro leggendario, ma il capzioso volto dell’eterna pace e che, nella sua “cattiva ora” di tentazione e perdizione, non sappia resistere alla seduzione del suo invito.

Virginia Majoli Faccio
“L’incantesimo della mezzanotte”
il biellese nelle sue leggende
“Edizioni Ieri e Oggi ” Biella

La cattiva ora biellese - la tampa
La cattiva ora biellese – la tampa

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